Ha scoperto di essere positiva al Covid-19 da ormai ben 120 giorni, e a causa del virus non ha potuto neanche partecipare al matrimonio della figlia di 28 anni. È la drammatica storia di Nada Cava, mamma 50enne di Colonnella, in provincia di Teramo: “Ieri mi hanno comunicato il risultato del tredicesimo tampone: ancora positivo. Sono molto arrabbiata con tutti. Non mi hanno dato nessuna terapia per aiutare il mio corpo a produrre gli anticorpi che mi permettono di superare questo maledetto virus”. Grazie alla tecnologia, Nadia è riuscita almeno a guardar la cerimonia dal suo telefono cellulare. Adesso la donna oltre a dover combattere con la malattia, sta lottando per non perdere il posto di lavoro. Seppur positiva, per la Asl di Teramo è “clinicamente guarita” dal coronavirus. Ma non lo è per andare a lavorare: “Ho un contratto di lavoro che scade il 5 agosto, se non riesco a rientrare rischio di perderlo per sempre, anche perché il mio datore di lavora ha dovuto assumere una ragazza per sostituirmi. A 50 anni dove la trovo un’altra occupazione? – ha raccontato la donna affranta al Messaggero -. E il mio lavoro mi piace”.
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Secondo le dichiarazioni rilasciate dalla donna, a contagiarla “potrebbe essere stato proprio un collega sul posto di lavoro. “Lui presentava tutti i sintomi del coronavirus e febbre che superava i 40 gradi, non gli è stato sottoposto a tampone, ma solo i raggi al torace per vedere se aveva sviluppato la polmonite interstiziale – ha spiegato Nadia -. Dal momento che i suoi polmoni erano liberi, dopo una settimana di malattia è stato autorizzato a riprendere servizio. Dopo qualche giorno del suo rientro, il 13 marzo scorso, a presentare sintomi influenzali sono stata io”. Il suo medico di base la mette in quarantena e le fa fare il test: positiva. Con il passare dei giorni le sue condizioni peggiorano. L’11 aprile, a causa di problemi respiratori viene ricoverata d’urgenza nel reparto di Malattie infettive all’ospedale Mazzini di Teramo. Il 21 aprile, dopo una serie di cure, Nada viene dimessa e posta in isolamento domiciliare con sorveglianza attiva della Asl. I medici le dicono di aver pazienza che tra pochi giorni tornerà negativa. Purtroppo le cose prendono un’altra piega.
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“Il giorno dopo le dimissioni – ha raccontato la donna – la mia saturazione di ossigeno inizia ad oscillare da 85 a 96, quando i valori normali rientrano in un range tra i 95 e i 100. In poche parole facevo fatica anche a fare due passi. Andavo subito in debito di ossigeno. In più avevo continui sbalzi di pressione arteriosa. E come se non bastasse ho iniziato ad avvertire un forte prurito per tutto il corpo. Il 14 maggio la mia dottoressa allerta i soccorsi e vengo trasportata in ambulanza al Covid hospital di Atri. Lì scoprono che ho anche un’acariasi. Dopo 10 giorni di flebo e pomate vengo nuovamente rimandata a casa. Anche ad Atri i medici mi dicono di aver pazienza che il Covid andrà via in poco tempo da solo. Vorrei sapere quando? Sono passati 4 mesi. Da quello che mi dice il mio medico è un record tutto questo tempo, una cosa fuori dal normale, per questo motivo chiedo che mi vengano dati dei farmaci per aiutarmi. Adesso mi ritrovo sia positiva che con l’acariasi”.
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Una situazione difficile quella di Nada, che oltre ad essere oltre che malata, sta rischiando di restare anche disoccupata con due figli a carico: “Ero stata presa in prova. Il contratto mi è stato rinnovato tre volte. Amo il lavoro che faccio. Il prossimo 5 agosto il mio datore di lavoro mi aveva promesso che mi avrebbe assunta a tempo indeterminato. Purtroppo è saltato tutto. Adesso posso sperare solo nel suon buon cuore, perché 4 mesi di malattia sono davvero tanti”.
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