
Durante la puntata del 12 marzo di “Fuori dal coro”, Mario Giordano ha espresso una forte critica nei confronti del piano dell’Unione Europea che prevede lo stanziamento di 800 miliardi di euro per la difesa. Ha accusato i leader europei, in particolare la presidente della Commissione Ursula von der Leyen, di adottare una strategia basata su emergenze continue per giustificare decisioni drastiche.
Giordano ha sottolineato come, in passato, siano state utilizzate diverse emergenze per giustificare misure straordinarie:
- Allarme spread: “Si doveva agire in fretta, tagliare la sanità e le pensioni, altrimenti il debito ci avrebbe distrutti.”
- Pandemia: “Era necessario acquistare vaccini sperimentali e imporre lockdown che hanno danneggiato le imprese locali.”
- Emergenza climatica: “Bisognava cambiare auto e isolare le case per evitare il riscaldamento globale.”
- Minaccia russa: “Ora dobbiamo spendere 800 miliardi in armi per evitare un’invasione russa.”
Secondo Giordano, ogni emergenza viene rapidamente sostituita da una nuova per far accettare misure senza discussione: “C’è sempre un nuovo allarme che cancella il precedente, imponendo nuove misure senza dibattito pubblico.”
Ha inoltre criticato il cambiamento di opinione degli esperti di geopolitica: “Fino a pochi mesi fa affermavano che la Russia era impreparata; ora la descrivono come una minaccia imminente.” Giordano mette in dubbio la strategia comunicativa dell’Unione Europea, accusandola di sfruttare la paura per prendere decisioni senza un vero dibattito pubblico.
Il piano di riarmo dell’Unione Europea, denominato “ReArm Europe”, prevede lo stanziamento di 800 miliardi di euro per rafforzare la capacità militare del continente. Questo investimento mira a ridurre la dipendenza militare dagli Stati Uniti e a rispondere alle crescenti tensioni geopolitiche, in particolare la percepita minaccia rappresentata dalla Russia.
Tuttavia, questa proposta ha suscitato diverse reazioni. Alcuni analisti ritengono che l’Unione Europea stia affrontando una “sfida esistenziale” e che siano necessarie ingenti risorse per mantenere la competitività e la sicurezza del continente. Mario Draghi, ex presidente della Banca Centrale Europea, ha sottolineato la necessità di investimenti massicci in economia, difesa e clima, suggerendo l’emissione di nuovo debito comune per finanziare progetti strategici.
D’altro canto, esponenti politici come il gruppo del Movimento 5 Stelle all’Europarlamento hanno espresso preoccupazione riguardo alla direzione presa dall’Unione Europea. Essi sostengono che l’UE sia nata per promuovere la pace nel continente e che un massiccio riarmo potrebbe contraddire questo principio fondamentale. Inoltre, temono che l’emissione di “eurobond di guerra” possa rappresentare una deriva bellicista non condivisa da tutti i cittadini europei.
In conclusione, il dibattito sul piano di riarmo europeo evidenzia una profonda divisione tra chi ritiene necessario un rafforzamento militare per garantire la sicurezza del continente e chi, invece, teme che questa scelta possa portare a una militarizzazione eccessiva, tradendo i principi fondanti dell’Unione Europea.