C’è una gran confusione, dalle parti della Lega, sul fronte dei minibot. Un’idea lanciata, sposata, difesa, poi ritrattata, infine rispolverata a tratti. Un marasma che ha visto finire di recente al centro della bufera anche Giorgietti, che ha smentito l’ipotesi che ci fossero forti contrasti tra i consiglieri economici di Salvini: “Ma no, stavo scherzando. Intendevo dire che se uno vuole puntare sulla Svezia per le Olimpiadi, consiglierei di puntare i minibot… è nata così una discussione simpatica che in Italia ha provocato un caos incredibile”. 
Un modo per chiudere il caso derubricandolo a “discussione simpatica”. A confermare la versione anche Borghi, che ha spiegato: “
Giancarlo ha ricordato che scherzava. Nessuna retromarcia sui minibot, le idee si possono cambiare ma non si cambiano certo con una battuta. E se Salvini non fosse stato d’accordo non entravano nel programma della Lega e nel contratto di governo con il Movimento 5 Stelle”.
A seguire anche l’intervento di Salvini, che forse per non creare l’ennesima frattura all’interno dello schieramento gialloverde ha spiegato “La posizione della Lega e del governo è nel contratto. È evidente che pagare i debiti con le imprese e con le famiglie è una priorità per il mio Movimento. Sul come farlo il dibattito è aperto, l’importante è farlo”.
Quello che traspare, è però una spaccatura tra il “nuovo cerchio magico salviniano” (da Borghi a Siri passando per Rinaldi) capaci di fare presa sul Capitano con le loro teorie economiche e i vecchi fedelissimi della Lega, come Giorgetti, molto più scettici quando si parla di uscita dall’euro e aumento del debito pubblico. I big del partito sono assestati su queste ultime posizioni e vedono di cattivo occhio la posizione sui minibot, invocando maggiore distanza dai Cinque Stelle. Una dilettica bizzarra in una maggioranza in cui, ogni giorno, sembra che tutto possa succedere.
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